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"Some men see things as they are and ask: why? I dream things that never were and ask: why not?" Robert Kennedy


 

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29 ottobre 2004

Il futuro della Costituzione europea

La firma del Trattato costituzionale il 29 ottobre a Roma è la coronazione simbolica del “sogno europeo”,  il modello culturale e politico del Vecchio Continente  cui allude l’ultimo best seller dell’analista americano Jeremy Rifkin? Certamente no, anzi. Per poter entrare in vigore la Costituzione europea (che dal punto di vista strettamente giuridico è un trattato internazionale) richiede la ratifica di tutti i venticinque paesi membri dell’UE, attraverso il voto dei parlamenti o l’approvazione da parte di referendum nazionali. Stando alle norme vigenti, la mancata ratifica da parte di un solo paese bloccherebbe tutto il processo, aprendo una crisi politica dell’Unione che, visti i chiari di luna che ci sono oggi in Europa, potrebbe diventare irreversibile.

Sull’onda del dibattito suscitato dalla Convenzione europea ad oggi ben undici paesi hanno deciso di convocare referendum popolari per la ratifica (che si svolgeranno nel corso dei prossimi due anni) che potrebbero rivelarsi molto minacciosi per l’entrata in vigore della Costituzione. A partire da quello in Gran Bretagna, dove la maggioranza euroscettica del paese, capeggiata oltre che dall’opposizione interna anche dall’autorevole settimanale The Economist, vuole sfruttare questa opportunità per affondare definitivamente Tony Blair sull’altare di uno dei suoi cavalli di battaglia, quello appunto dell’europeismo.

Non meno a rischio è la situazione in Francia, dove il Presidente Chirac, dopo aver perso le ultime tornate elettorali, ha lanciato il referendum europeo sapendo che su questo tema la sinistra, in crescita, si sarebbe spaccata. Il complicarsi poi del dibattito politico in merito all’adesione della Turchia all’UE rischia di mettere il carico da undici su una situazione dagli esiti già estremamente incerti. Una bocciatura francese, evitata per un soffio nel 92’ con il Trattato di Maastricht in un clima completamente diverso, sarebbe un colpo politico quasi letale per l’intera Unione.

Incognite pesanti gravano anche su Irlanda e Danimarca, protagoniste in passato di clamorose bocciature dei trattati ed ancora oggi attraversate da forti umori euroscettici. In caso di mancata ratifica sarebbe più difficile delle precedenti occasioni tornare dai cittadini a chiedere di pronunciarsi di nuovo. Più positiva è invece la situazione negli altri paesi che hanno deciso di chiamare i cittadini alle urne: oltre a quelli del Benelux, anche Spagna, Portogallo e Repubblica Ceca dovrebbero approvare senza problemi. A questa lista dovrebbe poi aggiungersi la Polonia, dove il Presidente della Repubblica e il Ministro degli esteri hanno  annunciato di voler affrontare il referendum, anche se dagli esiti tutt’altro che scontati.

E l’Italia? Nel paese tra i più filoeuropei dell’Unione, la ratifica per via referendaria (inizialmente auspicata da molti) avrebbe richiesto una riforma costituzionale dai tempi lunghissimi. La via parlamentare che si è scelta, certamente più rapida, consentirà all’Italia ad essere la prima a ratificare il nuovo Trattato, probabilmente già entro dicembre. Tempismo dal chiaro – e speriamo ben augurante – significato politico che limiterà, tuttavia, un ampio dibattito nazionale.

La costituzione europea ha dunque davanti a sé mesi, o forse anni, davvero difficili. La posizione degli europeisti delusi che sperano in una bocciatura del trattato per poi riscriverne uno migliore (come crede parte della sinistra francese) è suicida. Se non passerà questo Trattato sarà molto difficile che possano essercene degli altri. Quella parte della classe dirigente europea che usa il delicatissimo tema della ratifica pensando a logiche di politica interna mostra di non capire il valore della posta in gioco. Forse mai come oggi, infatti, esso è stato così alto. 




permalink | inviato da il 29/10/2004 alle 17:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

26 ottobre 2004

Da Roma all'Arizona

Scusate, sono stato molto impegnato per lavoro. Siamo agli sgoccioli della campagna elettorale. Ogni giorno notizie di segno diverso. Oggi quella bella del sorpasso di Kerry. di nuovo. Colgo l'occasione per pubblicare qui un articolo (tradotto non da me dall'inglese) che ho scritto per una rivista online, caffèbabel, tradotta in cinque lingue e letta in diversi paesi europei

Da Roma all’Arizona per John Kerry
Raffaello Matarazzo, membro del Consiglio Municipale di Roma e dell’Istituto Affari Internazionali spiega le ragioni che lo hanno spinto, nell’agosto 2004, a diventare volontario per la campagna di Kerry.

L'autore in compagnia di John KerryPerché un consigliere comunale romano dovrebbe viaggiare nel sud-ovest americano e schierarsi in una campagna per le elezioni americane? La risposta la troviamo nella profonda apprensione che prova la gente in Europa e nel resto del mondo per quanto riguarda la direzione che l’America sta prendendo, trascinando a sé tutto il pianeta. Se è vero che il 2 novembre saranno solo gli americani a votare, quel giorno potrà esser per tutti noi una svolta, dalla quale dipenderà il nostro destino comune.

”Siamo tutti americani”: do you remember?

La recente ondata di anti-americanismo che sembra colpire l’Europa può forse essere attribuita alla brusca deviazione compiuta dall’America sulla strada sbagliata, deviazione cominciata solo alcuni mesi dopo che il mondo le si era stretto attorno. L’11 settembre 2001, alle tre (ora italiana), un collega faceva irruzione nel mio ufficio a Roma per dirmi, con le lacrime agli occhi, del disastro appena visto in TV. In tutt’Europa sentimmo che l’attacco contro le Torri Gemelle non era solo un attacco agli Stati Uniti, ma un attacco al cuore della nostra civiltà; in tutt’Europa vedemmo quella ferocia compiuta a sangue freddo come un colpo inferto ai valori della pace e del diritto nei quali, americani ed europei, avevamo confidato. Le Monde, il più importante quotidiano francese, titolò: “siamo tutti americani”. Dopo l’attacco dell’11 settembre, intorno agli Stati Uniti si strinse la coalizione internazionale più vasta della storia umana: non solo l’Europa, ma anche Russia, Cina, governi del mondo arabo e tutti i membri delle Nazioni Unite, tutti si unirono per ricercare i terroristi responsabili di questo atto e per sconfiggere Al Qaida.

Poi le cose cominciarono ad andar male...

Dopo la guerra in Afghanistan, combattuta con l’avallo delle Nazioni Unite, l’Amministrazione Bush prese di mira l’Iraq. Andò avanti nonostante l’avvertimento, di arabi ed europei, che un attacco all’Iraq sarebbe stato una follia; che gli iracheni avrebbero opposto resistenza all’invasione con una guerriglia accanita, e che questo avrebbe fatto sorgere migliaia di nuove, e sempre più agguerrite, reclute per il terrorismo islamico. George Bush era più che determinato a dichiarare guerra, anche dopo che gli ispettori delle Nazioni Unite erano tornati dall’Iraq senza aver trovato armi di distruzione di massa. La decisione di Bush di partire in guerra contgro Saddam ha così spostato fondi e forze dalla lotta al terrorismo all’invasione e all’occupazione dell’Iraq. Risultato: la simpatia internazionale, manifestata nella lotta comune al terrorismo, si è trasformata in indignazione contro Washington per una guerra senza reali giustificazioni, mandando all’aria la storica unità mondiale realizzatasi dopo la caduta del muro di Berlino e consolidatasi ulteriormente dopo l’attacco alle Torri. Quella scelta ha isolato gli USA ed ha gettato benzina sul fuoco anti-americano.

Washington, un pericolo per la pace?

In Europa ed in tutto il mondo la politica aggressiva dell’Amministrazione Bush ha creato una nuova immagine negativa di un’America che non rispetta il diritto internazionale, che prima pensa a sparare e poi a porsi i problemi. Incredibilmente la maggioranza degli europei vede in Bush, a pari merito con la Corea del Nord, il secondo pericolo più grande per la pace nel mondo. In tutti i paesi analizzati di recente dal Pew Research Centre ampie maggioranze hanno una opinione negativa di Bush; se Bush rappresenterà la leadership americana, il mondo certo non le si accoderà.
La guerra in Iraq ha creato un pantano dal quale sarà molto difficile per gli americani, e per noi italiani che abbiamo seguíto, uscire. L’amicizia tra Italia e USA è storicamente molto salda: a differenza degli iracheni, gli italiani della seconda guerra mondiale accolsero realmente gli americani con i fiori, perché liberatori da un fascismo che ci era nato in casa. Vent’anni fa ci siamo uniti agli americani nell’operazione di peace-keeping in Libano, undici anni fa in Somalia. Ma nel marzo del 2003, tre milioni di italiani scesero in piazza per protestare contro la decisione di Bush di dichiarare guerra all’Iraq. E altri milioni di persone fecero lo stesso in ogni angolo del globo.

L’Europa ed il mondo intero vogliono cooperare con un’America che condivida i valori universali di libertà, democrazia, rispetto della legalità e devozione alla pace. L’America era rispettata ed ammirata ovunque nel mondo quando i suoi leader si impegnavano per questi valori. Ai tempi di Bill Clinton, ed anche con il padre di George W. Bush, Europa e Stati Uniti lavorarono fianco a fianco per affrontare le sfide comuni. Il mondo ha bisogno di quel tipo di leadership americana, e la stessa America non può permettersi un leader che promette una “marcia per la libertà”, fatta di truppe inviate al macello di una guerra senza fine. Questo è il motivo per cui sono venuto in Arizona a fare il volontario per la campagna di John Kerry. Spero che le persone che ho incontrato in questo soggiorno sapranno fare, il 2 novembre, la scelta giusta. Per tutti noi.




permalink | inviato da il 26/10/2004 alle 19:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

13 ottobre 2004

Se le elezioni fossero oggi...




permalink | inviato da il 13/10/2004 alle 19:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

13 ottobre 2004

Approfondimenti...

Fra i numerosi "Speciali" sulle elezioni americane che stanno fioccando in questi giorni nelle edicole, mi permetto di segnalare l'ultimo numero di Aspenia interamente dedicato al tema, con diversi articoli degni di nota, e, forse ancor di più, l'interessantissimo approfondimento di "The Economist" che, con spirito investigativo  meticolosamente anglosassone, analizza la campagna elettorale e le proposte dei due candidati tema per tema, dall'ambiente, alla politica estera, ai valori ecc... Chi volesse fornire ulteriori segnalazioni è ben accetto... Sul dibattito finale di questa notte, invece, è degno di nota questo. Buona visione a todos...

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permalink | inviato da il 13/10/2004 alle 19:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 ottobre 2004

Rocco: che "peccato"...

Qualcuno doveva pure spiegarglielo a questo piccolo Grande Inquisitore della Giustizia internazionale che fuori dalla provincia cattolica italiana è grave, politicamente e soprattutto moralmente, permettersi di dare giudizi morali sui costumi sessuali altrui. Una roba del genere non si era davvero mai vista. Facendo fare una figura barbina all'Italia. Ancora una volta. Questo si che è un "peccato" che andrebbe punito...




permalink | inviato da il 11/10/2004 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

8 ottobre 2004

Kerry Bush in sezione!

Mi è arrivata una mail molto galvanizzante dall'Arizona che dice che dopo un mese che era data per persa, ora è di nuovo in gioco!!! I dibattiti televisivi si stanno rivelando importantissimi. Per chi fosse interessato domattina alle 10 alle 12 rivedremo la replica del faccia a faccia di stanotte nella sezione DS di Trastevere in via Masi 2, dietro p.zza S. Cosimato.  Al termine del confronto, in collegamento con Washington, Annunziata ne commentera' i contenuti assieme a Moises Naim, direttore di 'Foreign policy' ed editorialista del 'Financial Times', e Maurizio Viroli, docente di teoria politica all'universita' di Princeton. Vi aspettiamo




permalink | inviato da il 8/10/2004 alle 12:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

7 ottobre 2004

Ha vinto Edwards?

Bellissimo, aspro e scoppienttante faccia a faccia fra i due vicepresidenti... Belloccio e brillante Edwards, gelido e determinatissimo Cheney. Ai limiti della scorrettezza il riferimento di Edwards sulla figlia gay di Cheney nel momento in cui Edwards ha difeso i matrimoni gay contro il parere di Cheney..




permalink | inviato da il 7/10/2004 alle 11:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

6 ottobre 2004

Edwards - Cheney alle 19.30...

Presso una sede dei Democrats abroad di Roma viene trasmesso il faccia a faccia della scorsa notte. Se volete venire...

Democrats Abroad ­ Rome Chapter
Vice Presidential Debate, Wednesday, October 6,
Thank you all for turning out for the first Presidential debate last week.  Tomorrow, Rome Democrats will be airing the Vice Presidential
Debate: WHERE:   St. Stephen's School Chapel, Via Aventina, 3 (Circo Massimo
Metro, behind FAO) WHEN:     Wednesday, 6 October 2004 at 7:00 pm doors open -
projection begins at 7:30pm







permalink | inviato da il 6/10/2004 alle 16:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

5 ottobre 2004

La scheda per la Florida!!!

Dopo gli scandali in Florida in occasione delle elezioni persidenziali del 2000, il governatore della Florida Jeb Bush, fratello di George, ha collaudato la nuova scheda elettorale che faciliterà moltissimo le operazioni di voto..




permalink | inviato da il 5/10/2004 alle 11:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

4 ottobre 2004

Newsweek: Kerry in vantaggio

Come mi ero sommessamente permesso di dire, con la critica di essere visionario, la partita non è aperta, ma apertissima... E dopo il faccia a faccia Kerry è dato di nuovo in vantaggio 47% a 45%. Sto cercando di sapere se i Democrats abroad di Roma organizzano una visione pubblica del prossimo dibattito venerdì... Intanto domani c'è quello fra i vicepresidenti Edwards-Cheney!




permalink | inviato da il 4/10/2004 alle 17:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

1 ottobre 2004

Kerry, e vai!

Vedendo il faccia a faccia questa notte in un albergo di Bruxelles confesso che non avevo avuto un'impressione cosi' positiva . Kerry e' risultato piu' articolato ma chiaro, Bush molto semplice ma efficace. Il messaggio di Kerry, comunque, è riuscito a passare! Questa sera me lo rivedo nel comitato dei democrats abroad qui a Bruxelles, reimmergendomi un po'nell'atmosfera americana... Per il prossimo in effetti bisognerebbe organizzare una visione collettiva anche a Roma, magari proprio con i democratici di li... I prossimi faccia a faccia, infatti, saranno sempre più decisivi. Siamo in rimonta. Speriamo continui!!




permalink | inviato da il 1/10/2004 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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